Migidio Bourifa, uno dei migliori maratoneti italiani degli ultimi anni. Classe 1969, nato a Casablanca, ha il doppio passaporto, marocchino e italiano. Tante le maratone corse in carriera, fra cui quelle di mondiali ed europei con la maglia azzurra. Ben quattro volte campione italiano della disciplina, vanta un personale di 2h09’07” conquistato a Parigi nel 2002 con un bellissimo terzo posto. Oltre i numeri, Migidio Bourifa è un atleta molto apprezzato per la passione e l’impegno che ha sempre messo nella sua professione: la corsa. Un uomo che è riuscito a correre ad alti livelli fino oltre i quarant’anni e che per questo deve essere di esempio per i giovani, per l’amore e la costanza che ha sempre dimostrato verso uno sport che richiede tanti sacrifici.

Migidio, come e quando è iniziata la tua passione per la corsa? Da quando avevo circa 14 anni, iniziando come tanti con i campionati studenteschi, per saltare le lezioni.

Quanto è difficile mantenere costanza e disciplina per essere un atleta professionista? Essere un corridore professionista deve diventare un modo di essere e un modello di vita quotidiana, che solo la passione per questo sport può realizzare.

Quali sono le regole più importanti da seguire? Costanza, disciplina e applicazione. Poi, il fatto di non mollare mai lavorando sodo e credendo nei propri mezzi sono le prerogative per raggiungere i propri obbiettivi.

Come si prepara e come si gestisce, fisicamente e mentalmente, una gara come la maratona? Maratoneti si diventa ma campioni purtroppo si nasce, io ho avuto la fortuna che madre natura mi ha regalato delle doti che poi ho sviluppato fisicamente e mentalmente. Servono applicazione, tenacia, autostima e un pizzico di incoscienza.

Nella tua carriera quale risultato ti ha dato più soddisfazione? Tanti, uno che ricordo con entusiasmo è a Parigi quando arrivai terzo col personale di 2h09’07’’; questo risultato mi lanciò a livello internazionale.

E qual è stata la delusione più cocente? Lo sanno tutti: la mancata convocazione alle Olimpiadi di Pechino 2008, la ciliegina che avrebbe coronato una carriera per me già soddisfacente.

Ultimamente ti sei dedicato a nuove avventure, come per esempio quella nel deserto. Cosa comporta a livello fisico e mentale affrontare prove così diverse da quelle a cui sei abituato? È stata per me un ulteriore sfida, volevo mettermi alla prova in situazioni che non avevo mai affrontato e direi che è stata un esperienza bellissima, più dura di quanto pensassi. Però la tenacia e l’esperienza vissuta nelle maratone mi hanno aiutato molto per superare anche queste difficoltà.

In cosa consiste il tuo lavoro per la X-Bionic? Da poco sono Marketing Manager per X-Bionic Italia

Il presente dell’atletica italiana è piuttosto difficile e il futuro molto incerto. Come giudichi la situazione? Ai recenti campionati europei di cross e maratona abbiamo avuto delle grosse soddisfazioni, serve tempo per colmare un buco generazionale, ma abbiamo a casa nostra dei grossi talenti che si stanno affacciando al mondo internazionale.

Cosa si può fare per avvicinare i giovani all’atletica? Passaggio fondamentale è sicuramente la scuola, da li si può fare una grossa selezione e cercar di far avvicinare i ragazzi a quella che è la disciplina regina di tutti gli sport.

Perché, secondo te, bellissime città come Roma, Venezia e Firenze, con le loro maratone sono lontanissime dai numeri delle grandi maratone internazionali? Credo che il problema principale sia che non investono nei paesi e nella comunicazione internazionale.