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Roberta Chessa è una giornalista, professionista da oltre vent’anni e freelance da circa dieci. Ha maturato esperienze nelle redazioni di settimanali e periodici e ha collaborato con quotidiani importanti come Il Sole 24 ore e Milano Finanza. Si è occupata anche di ufficio stampa e relazioni esterne. Oggi è una blogger molto seguita: scrive sul suo blog Vedodoppio su quale, traendo spunto dalla sua esperienza di madre di gemelli, parla di famiglia, educazione, adolescenza e preadolescenza. Si occupa anche di content marketing per aziende e professionisti.

Roberta, come nasce la tua passione per la scrittura, il giornalismo e la comunicazione in generale? Credo sia nata quando ero piccola, ma prima ancora c’è stata la passione per la lettura e per l’ascolto delle storie. In realtà, da piccola non dicevo che volevo fare la giornalista, ma pian piano ho sentito che scrivere, chiedere, essere curiosa mi veniva abbastanza naturale. Finito il liceo ho iniziato le mie prime collaborazioni con i giornali e, dopo i primi pezzi, è scattato il desiderio di continuare a scrivere articoli e andare in giro per raccontare storie, approfondire fatti, notizie e realtà. Da allora è passato un po’ di tempo e la passione per la scrittura è diventata una certezza. Tra le mie varie attività professionali ho avuto modo di occuparmi anche di relazioni esterne e con la stampa: questa esperienza ha arricchito e allargato molto la mia conoscenza del mondo della comunicazione. La passione per il web è più recente, ma ora sono davvero affascinata e coinvolta dagli stimoli che arrivano e dalle continue novità del mondo online.

Quali sono state le tue prime esperienze professionali? Le mie prime esperienze professionali sono state nel giornale della mia città, L’Unione Sarda. Lo ricordo come un periodo bellissimo: ho incontrato dei bravi maestri, giornalisti appassionati e colti che curavano molto la scrittura e credevano nell’importanza di insegnare il mestiere ai ragazzi giovani. Le prime regole per scrivere un articolo le ho imparate proprio lì. Poi anche gli anni della Scuola di giornalismo a Bologna sono stati importanti: ho costruito altre basi per affrontare poi la professione con serietà e consapevolezza.

Come sei arrivata a occuparti del settore educativo infantile? Come si svolge il tuo lavoro? Quando lavoravo per la carta stampata mi ero già occupata in alcuni articoli di argomenti legati all’educazione e alla scuola. L’ispirazione e la spinta ad approfondire questi temi sono arrivate quando sono diventata mamma di due gemelli. Un’ esperienza così intensa e impegnativa che mi ha dato l’opportunità di riflettere in diretta su tanti aspetti: dall’educazione emotiva dei figli, all’importanza del dialogo e dell’ascolto, dal bullismo a come gestire i cambiamenti dei preadolescenti. Il mio lavoro si svolge prendendo spunto da episodi, ricordi ed esperienze della vita di tutti i giorni. Attraverso la forma di un racconto tocco temi che coinvolgono sia chi ha figli, ma anche chi, pur non essendo genitore, è interessato alla vita e ai pensieri dei giovanissimi. Di solito interpello psicologi, pedagogisti, coach ed esperti del tema di cui mi occupo, chiedendo loro pareri e consigli.

Come nasce l’idea del tuo blog? Pensavo da tempo a uno spazio mio dove esprimermi. Il mondo grande e stimolante del web mi è sembrato il luogo ideale. Il blog è nato da un insieme di passi, uno dietro l’altro, con l’idea fissa di costruirlo, ma modellandolo giorno per giorno. Prima ho pensato al nome, Vedodoppio, che mi è venuto in mentre una mattina seduta alla scrivania del coworking dove lavoro. Mi affascina l’idea del doppio e il fatto che, attraverso gli occhi dei miei gemelli, vedo il mondo con quattro occhi e spesso con impressioni e opinioni opposte sugli stessi fatti. Poi sono nati il progetto editoriale, le sezioni e, giorno per giorno, anche gli articoli che possono nascere da lunghe riflessioni o da un episodio che mi colpisce e, secondo me, vale la pena di essere raccontato.

Come consideri oggi i social media in rapporto con le persone che li utilizzano? I social media sono canali importanti e, al momento, irrinunciabili. Come in tutti i network con numero così alto di utenti c’è chi ne fa un uso improprio, superficiale e anche sbagliato. In realtà, se utilizzati con buon senso, i social sono strumenti che aprono strade fino a poco tempo fa inimmaginabili.

Come vedi il presente e soprattutto il futuro del giornalismo? Il giornalismo tradizionale, quello di carta, vive da anni una grande trasformazione con la concorrenza delle testate online e la perdita di lettori che trovano sul web, in tempo reale, le notizie e le informazioni che cercano. I social poi incidono molto nel lavoro delle redazioni e dei giornalisti. Penso però che ci sia ancora spazio per approfondimenti e spiegazioni degli avvenimenti e per questo i giornali di carta almeno in un futuro breve dovrebbero svolgere al meglio questo ruolo. Sono curiosa di vedere tra qualche anno dove sarà arrivata la grande rivoluzione dell’informazione. Nel frattempo, mi fa un gran piacere leggermi l’articolo, l’editoriale, l’inchiesta di una brava o un bravo giornalista. Su un giornale di carta.